Qualsiasi tentativo di descrivere questo spettacolo finirebbe per alterarne la magia.
Perché questo è uno spettacolo che c’è, ma non c’è, un non luogo e un Genius loci, un mondo che si guarda da fuori ma si sente da dentro, una musica, una struggente nostalgia, un fantasma, un’armonia.
Nel silenzio della Pineta, una stanza appare come un sogno tridimensionale: pareti, oggetti, luci, ombre, suoni. Franco Maurina, musicista, artigiano di immagini, inventore di mondi, porta a Solstizio il suo Frame Theatre, in cui il teatro incontra l’installazione e la lanterna magica, dove il grande, il piccolo, il piccolissimo, l’impalpabile si incontrano.
Dopo anni di creazioni in miniatura, qui lo spazio si fa a grandezza reale: pochi spettatori alla volta, guidati dalla musica e dal buio entreranno in un quadro abitato da storie.
Luce, video, meccanismi, musica, suggestioni, memorie, frammenti, echi, che trasportano in un universo onirico che estrania dal mondo. Fra musica dal vivo, figure di luce e un calice di vino, potreste trovare a chiedervi se è così che ci vede Dio, mentre gioca con le nostre esistenze.
Vero, fittizio, sognato, immaginato: quando tornerete fra gli alberi della pineta, potreste aver perso qualcosa, e qualcos’altro aver ritrovato. Un invito a guardare con attenzione, a restare dentro un’immagine il tempo necessario perché inizi a raccontarci qualcosa di noi.